ANALISI STORICA E CRITICA DEL MODELLO ICARO DEL 1947: L’IBRIDO NOBILE DI CASA BIANCHI.

Nella mitologia greca Icaro era figlio di Dedalo (architetto nonché costruttore del labirinto del Minotauro) e di Naucrate una giovane schiava di Minosse.

Il modello Icaro della Bianchi rappresenta infatti dei dettagli e delle scelte costruttive degne del labirinto del Minotauro progettato da Dedalo, per capire però queste stranezze dobbiamo portare indietro gli orologi al 1941 e fare un paragone con altre case ciclistiche.

Nel periodo immediatamente a ridosso dell’inizio del secondo conflitto mondiale i maggiori marchi, che erano direttamente in competizione commerciale con Edoardo Bianchi, avevano già a catalogo modelli leggeri con freni a trasmissione rigida mentre la Bianchi ancora non presentava una sostanziale offerta; i maggiori modelli che avevano riscosso un notevole successo commerciale, già dal 1938, erano per lo più: il modello “Lautal” della Taurus e il modello “Superleggera” della Umberto Dei.

Il modello Icaro entrerà ufficialmente a catalogo e in produzione dal 1941 e durerà fino al 1948-49, con le dovute eccezioni per gli anni in cui le incursioni aree degli alleati misero un freno forzato alle industrie di Milano nel 1944 e 1945.

Essendo un modello così speciale si fa utilizzo anche dei seguenti speciali dettagli:

  • le congiunzioni del telaio simili al modello da corsa “Folgore”,
  • cerchi stretti in alluminio del diametro di 26 ½,
  • foderi del telaio conificati che saranno poi introdotti sui modelli tipo R solo dal 1949,
  • parafanghi in alluminio con sezione bombata e doppia costina laterale,
  • mozzi SIAMT con scritta “Bianchi” in corsivo dotati di flange in alluminio e oliatori a fascetta,
  • archetti dei freni con forma a diapason arrotondato simili ai più vecchi modelli Impero realizzati però in alluminio,
  • manubrio in acciaio dotato di svuoto nella parte centrale con forma a “B”.

Il modello in analisi presenta due varianti principali, gli appassionati del marchio riconoscono infatti una prima serie prodotta dal ‘41 sino al ‘43-‘44 ed una seconda serie prodotta dal ‘46 sino al ’48, la differenza principale in questa metamorfosi è da assoggettarsi principalmente alle diversità sottoelencate:

Prima serie 1941-1943 Seconda serie 1946-1948
Manubrio: con terminali delle leve freno aventi il classico motivo a pallino. Manubrio: con leve a forma di cucchiaio che assomigliavano al modello di punta “Super Extra” .
Carter: simile al modello di punta “Bianchi Impero” ma più corto e adattato a ruote da 26 pollici. Carter: ufficialmente a catalogo aveva il carter immutato alla 1° serie, nonostante ciò, tutti i modelli conservati, ad oggi conosciuti, della 2° serie portano il carter simile al modello di punta “Super Extra”.
Guarnitura: il catalogo riporta guarnitura alleggerita ma nella realtà tutte le Icaro rinvenute montano una guarnitura in acciaio con pedivella e corona unite insieme meccanicamente. Guarnitura: uguale alla prima serie.
Pedali: con forma a trombetta ma con centro in alluminio e boccole esterne in acciaio. Pedali: stando al catalogo i pedali dovevano essere uguali alla 1° serie, tuttavia i modelli conosciuti montano tutti pedali completamente in acciaio.
Livrea: Il modello Icaro riportato sul catalogo Bianchi riporta solamente la colorazione grigio perla con filetti oro e parafanghi lucidati, tuttavia questa soluzione non è mai stata notata su nessun modello Icaro conservato, le soluzioni che si conoscono sono: grigio chiaro con filetti blu e verde con filetti rossi. Livrea: Il modello Icaro riportato sul catalogo Bianchi riporta grigio perla con filetti rossi o nero con fiamme bianche e filettatura verde, l’unica soluzione che si conosce sui modelli conservati è vernice completamente nera, con filetti oro.

Le differenze sostanziali rispetto al catalogo su entrambe le serie possono risiedere nel fatto che i pochi esemplari sopravvissuti, giunti fino a noi, siano stati prodotti su ordinazione andando a cambiare alcuni dettagli che fanno di ciascun modello Icaro un modello a sé stante.

Il modello Icaro è riconosciuto per essere uno tra i modelli più rari prodotti dalla Bianchi questa limitatezza di esemplari è da imputarsi al periodo della sua produzione che coincide col periodo bellico e al fatto che questo modello è stato prodotto solo con ruote di dimensione da 26 pollici, questo aspetto ne limita la commercializzazione verso i clienti di medio-alta statura.

Guardando oltre all’aspetto collezionistico possiamo affermare che la Bianchi è partita in ritardo (rispetto a Umberto Dei e Taurus) con la produzione di questa tipologia di biciclette e quando il progetto è stato portato ai nastri di partenza i dirigenti di fabbrica hanno cercato di imitare soluzioni già adottate ai modelli precedenti senza ripensarle ed implementarle, queste soluzioni sono ad esempio:

  • il freno interno nella parte posteriore ed esterno al posteriore come nel modello R prodotto dagli anni ’10 al 1923,
  • gli archetti freno identici per forma e dimensione al modello “Impero”, il cambio sostanziale è nel materiale, La Icaro li ha di alluminio,
  • il carter simile (su entrambe le serie) ai modelli di punta “Impero” prima e “Super-extra” dopo, essendo una bici che doveva competere per leggerezza questa è una scelta discutibile in quanto in nessun carter montato sul modello Icarus è presente alluminio,
  • la guarnitura, montata su entrambe le serie, completamente in metallo con corona e pedivella unite meccanicamente tramite pressatura meccanica; questa scelta compromette la leggerezza, se si fossero impiegate guarniture più scavate si sarebbe aiutato a contenere il peso,
  • i pedali a trombetta montati sulle bici da viaggio standard con scarso uso di alluminio che poteva essere utile per avere maggiore leggerezza,
  • le congiunzioni del telaio in corrispondenza dello sterzo simili al modello “Folgore” solo parzialmente in quanto la parte frontale non presenta gli svuoti.

Tutta la serie di soluzioni sopra indicate sembra priva di innovazione e, di conseguenza, ha portato uno scarso successo andando a limitare il numero di modelli prodotti, tuttavia come ogni collezionista sa bene, la razionalità viene meno davanti alla scarsa reperibilità di un oggetto, per questo motivo la Bianchi Icaro rappresenta una pietra miliare della storia firmata Edoardo Bianchi.

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