Durante il lungo inverno che ha caratterizzato questo funesto periodo freddo iniziato nell’ottobre 2020 e, sotto un certo punto di vista, ancora in corso in questo 2021 siamo stati informati di una grande opportunità: una miniera “inesplorata”.
Accade quindi che un nostro conoscente ci informa che in una casa-laboratorio, che ha ereditato da un suo defunto zio, sono presenti degli oggetti che secondo lui hanno del potenziale per il museo dunque, sulla cresta dell’entusiasmo, si parte per un primo giro ricognitivo.
Durante il viaggio in auto, in una umida e piovosa mattina di febbraio, i pensieri corrono ma le bocche restano chiuse perché chilometro dopo chilometro la nostra passione ci solletica sugli oggetti che si possono celare in quell’edificio.
Arrivati sul posto ci troviamo davanti ad una vera e propria casa-laboratorio, al piano terra sono presenti l’officina e il deposito; qui ci troviamo davanti componenti di grande valore: differenziali dei tricicli del XIX sec. ruote e movimenti centrali di fattura anglo-francese e quel che più conta una BSA dei primi anni del ‘900!
Nella prima fase abbiamo effettuato solo una rapida ricognizione e terminiamo caricando in auto le preziose componenti e la BSA; ovviamente ci diamo appuntamento per la seconda ed ultima tornata.
Dopo un paio di settimane in un radioso sabato mattina torniamo “in miniera” ma questa volta siamo muniti di furgone e di una macchina con rimorchio per poter caricare quanto più materiale possibile.
Ad un certo punto il nostro conoscente ci comunica che oltre alla casa-laboratorio è presente un secondo edifico che non abbiamo ancora esplorato, una casa non più in uso utilizzata per stoccare al piano terra tutti quei telai e componenti più recenti di fabbricazione italiana.
Ci troviamo davanti tantissimi componenti telai ruote e qualsiasi oggetto meccanico presente in una bicicletta accatastati senza logica uno sopra all’altro, ma la sorpresa è in arrivo…
Muovendo tutta questa montagna di ferro, alluminio e legno giungiamo finalmente verso il muro e li si nasconde (sommersa da un numero indefinito di ruote) una Bianchi R super completa di manubrio leveraggio dei freni posteriori e un sacchetto di tela contenente la viteria principale; a quel punto il cuore inizia a palpitare e disperato cerco gli altri componenti.
Muovendomi come un segugio tra cambi vittoria Margherita e pedali da corsa della Bianchi cerco disperatamente gli altri elementi della Bianchi R super, a un certo punto giungo su una scala a pioli in legno che porta al primo piano, e li all’interno di una scatola di latta adagiata su un gradino di legno marcio sono contenuti gli archetti dei freni della R super.
L’entusiasmo è talmente alto che dopo aver scaricato “il pescato del giorno” metto il telaio della R super sul cavalletto in officina e inizio la fase che in gergo cantieristico viene definita di “procurement” ovvero la linea di fornitura per la costruzione.
L’esperienza di cui vogliamo rendervi partecipi questa volta non è la descrizione di un modello o di una marca, ma la storia di un recupero e dell’emozione che il recupero degli oggetti di cui siamo appassionati ci regalano.
Questo porta ad un concetto molto profondo, ossia che il fatto che non siamo noi a trovare le biciclette ma sono loro a trovare noi.




