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Tutte le grandi storie hanno sempre fondato il loro inizio in un alone di mistero che contribuisce a rendere ancora più grande la loro legenda, questo interessa la storia alla base di tanti mezzi meccanici come ad esempio auto, moto, aerei e anche biciclette!
Il leggendario mezzo meccanico di cui vogliamo parlare interessa una marca milanese avente come simbolo un volatile, un’aquila per la precisione, insomma l’avete capito, la Bianchi, a nostro avviso tra tutti i modelli della casa meneghina la R super è il modello che più di tutti ha fatto scuola.

Auto Moto Ciclo Dicembre 1923Prima immagine inserita nell’articolo della rivista Auto – Moto – Ciclo: vista dal lato destro della nuova macchina prodotta da Bianchi.

La straordinarietà di questo articolo non riguarda solo l’eccezionalità del velocipede di cui parleremo bensì la fonte e la sua relativa datazione.
Se chiediamo ad un qualsiasi appassionato-collezionista da quando è stata prodotta la Bianchi R super di sicuro ci risponderebbe stizzito “ma che domanda è ovvio: il 1924!” questa risposta purtroppo è figlia del main-stream di additare come primo anno di produzione la messa a catalogo del mezzo e, a nostro avviso, questa è una pratica errata, vi spieghiamo le motivazioni.
Correva l’anno 1922 la Bianchi oltre al modello R, che per anni ha rappresentato l’avanguardia massima delle bici da turismo, non aveva innovato più di tanto la flotta velocipedistica ma al contrario l’aveva leggermente degradata con la messa in commercio del modello S-Bis con manubrio a leveraggi esterni conosciuta più comunemente con il nome Bianchi Roller.
A questo punto possiamo solo ipotizzare, in quanto non abbiamo materiale a supporto di tale tesi, che la critica negativa mossa dalla clientela e di riflesso dai rappresentanti a sfavore della Bianchi fu piuttosto pesante; per aggiornare la flotta in commercio dei velocipedi Bianchi si trovò dunque costretto a cimentarsi in un esercizio di tecnica e stile unici.
Infatti, l’anno successivo (il 1923) viene presentata al Gran palais di Parigi e all’ Olympia di Londra viene la Bianchi modello: “R speciale”, proprio così e non R super come abbiamo sempre pensato, i tecnici del settore e l’opinione pubblica rimangono esterrefatti, l’obiettivo è centrato.
Grazie ad una recente scoperta bibliografica siamo orgogliosi di rispolverare e ri-presentare, dopo ben 97 anni, la fonte che descrive le principali caratteristiche della punta di diamante della produzione Bianchi.
Lo scritto sulla quale ci fondiamo è stato pubblicato sulla rivista “Auto – Moto – Ciclo” nel dicembre del 1923 e di seguito e ve lo riportiamo:
“Dalle officine di Viale Abruzzi dalle quali la Bianchi ha lanciato nel mondo i suoi meravigliosi modelli è uscito un nuovo gioiello. L’ultima nata, compendio di lunghi sforzi e di studi, è la bicicletta “R” speciale, uno squisito modello che ha destato l’ammirazione dei tecnici e del pubblico nelle recenti esposizioni internazionali. Al Gran Palais di Parigi, all’Olympia di Londra questa bicicletta Bianchi ha sollevato le più unanimi manifestazioni di lode, battendo di gran lunga tutti i modelli esposti. Da tempo L’Italia, per merito principalmente di Bianchi che può essere considerato come il caposcuola aveva raggiunto nel mondo il primato nella eleganza della costruzione ciclistica: questa nuova bicicletta così semplice, così finita, così perfetta, è un nuovo trionfo per l’industria italiana. I modelli esteri, tanto a Parigi che a Londra, non hanno retto al confronto: L’Inghilterra stessa, un tempo maestra indiscussa nella produzione ciclistica, ha dovuto inchinarsi ammirata. La perfezione raggiunta da tempo dalla bicicletta, non dava ormai più adito a speranze di nuovi miglioramenti: tale almeno era l’opinione comune. Invece Bianchi, che per primo ha costruito i migliori modelli, Bianchi che ha reso grande in Italia ed apprezzata all’estero l’industria della bicicletta, ha trovato modo di creare ancora del nuovo, del bello e del pratico sul piccolo cavallo d’acciaio. Tale è il risultato della fede, della passione, dell’amore, coi quali si studia presso la grande casa milanese, la costruzione della bicicletta. Perché il prodigio attuale è proprio frutto di studi amorosi e pazienti, è il risultato dell’instancabile desiderio di perfezionare sempre più il piccolo congegno meccanico, di farne un vero gioiello di meccanica e di eleganza. I nuovi perfezionamenti apportati alla bicicletta Bianchi, riguardano principalmente i freni e le loro trasmissioni e lo smontaggio del mozzo della ruota posteriore. La nuova sistemazione dei freni, con le trasmissioni invisibili tanto per l’anteriore, che per il posteriore, danno subito alla macchina un’estrema semplicità ed eleganza, assieme ad una maggiore protezione e robustezza dei comandi. Già un buon passo aveva compiuto Bianchi, sopprimendo le asticciole esterne sul manubrio. Ma esse ricomparivano subito poi a lato del canotto sterzo e lungo il tubo trasversale del telaio.”

Prospetto frontale del manubrio e della forcellaProspetto frontale del manubrio e della forcella.

Con asticciole esterne crediamo si intendano le tiranterie esterne che nel modello R erano state incluse all’interno del manubrio.
“Anche con una costruzione accurata come quella di Bianchi, tali asticciole si facevano troppo notare con le loro leve, gli snodi, ecc. che potevano riuscire di ostacolo alla pulitura della macchina o presentare un punto debole nella trasmissione. entrambi i tiranti dei freni sono invece completamente racchiusi all’interno dei tubi del telaio, nel modello “R” Speciale.”

Focus sulla parte anteriore della Bianchi R – specialeFocus sulla parte anteriore della Bianchi “R – speciale”.

Ora l’articolo riporta la descrizione minuziosa del funzionamento dei freni interni:
“Il freno anteriore è azionato da una piccola leva posta al di sotto della manopola: il tirante passa all’interno del manubrio alla cui metà trova uno snodo, dal quale parte l’altro tirante che comanda la branca coi due pattini, la quale agisce sotto la testa della forcella. Ne risulta così un assieme semplice, solido ed invisibile. Il freno posteriore è pure azionato da una leva sul manubrio e da tiranti che agiscono all’interno del canotto di sterzo. All’estremità inferiore del canotto, il tirante aziona un anello circolare infilato sulla corona della forcella. Questo, trasmette il movimento ad una leva a forcella, dalla quale parte un altor tirante che percorre l’interno del tubo trasversale. All’incrocio del pedaliere è applicato un altro snodo dal quale il tirante prosegue sin presso alla sella. Qui il movimento esce all’aperto ed aziona la branca del freno posteriore, che agisce con due pattini sopra il cerchio della ruota. Una molla a spirale posta presso questa ultima leva richiama il comando del freno. Tutto l’assieme è semplicissimo e ingegnosamente costruito: il canotto può girare completamente intorno a se stesso senza trovar ostacolo negli snodi dei tiranti, ciò che non avviene nelle comuni biciclette.“
La R speciale è stata portata in esibizione con la versione a perno sfilabile, infatti la seconda parte della descrizione meccanica comprende il mozzo:

Prospetto e sezione del mozzo filabile posterioreProspetto e sezione del mozzo filabile posteriore.

“Di una grande semplicità e utilità, è pure il sistema del mozzo posteriore. Nelle attuali biciclette di lusso con copricatena, il levare la ruota posteriore per riparare ad esempio il pneumatico, o rimettere un raggio costituiva una improba impresa. Bisognava smontare addirittura il carter copricatena, il quale, una volta smosso, difficilmente può essere ricollocato a dovere. Ad ovviare a questo scomodo inconveniente la Bianchi ha munito il suo ultimo tipo, di un mozzo posteriore che può essere sfilato allentando il dado di sicurezza.

Atto dello sfilmetno del cerchio posterioreProfilo del lato sinistro della Bianchi “R – speciale” all’atto dello sfilmetno del cerchio posteriore.

Sfilato il perno, la ruota esce dalla forcella mentre a questa resta attaccato il pignone e la catena. Non c’è dunque bisogno di effettuare alcuna registrazione della ruota o di tirare la catena, poiché questa resta al suo posto fisso sul pignone della ruota libera. L’assieme è di estrema semplicità e praticamente solidissimo. Ai coni mobili del mozzo, sono sostituiti due cuscinetti a sfere, evitandosi così la caduta delle biglie, all’atto dello sfilamento del perno. Il pignone è montato su un rocchetto a innesto a innesto maschio e femmina: un altro rocchetto a innesto maschio e femmina è montato sulla corona di registro fissata nel mozzo. I due innesti sono a superfici combacianti e restano pertanto fissi a pressione. Basta togliere il dado del mozzo allentare la pressione per poter liberare i due innesti e togliere la ruota, lasciando fermo in posto la catena ed il pignone della ruota che restano entro il carter.”
Ed ora le battute finali che elogiano il grande lavoro eseguito in casa Bianchi:
“Con questi pratici nuovi dispositivi la costruzione della bicicletta fa un notevole passo verso una maggior semplicità, una migliore estetica, una maggiore comodità di smontaggio. Semplicemente con l’abolizione dei tiranti esterni dei freni, la Bianchi “R” speciale, acquista una squisita linea di elegantissima semplicità, che rende ancora più armonico e sobrio tutto l’assieme della macchina. Con l’applicazione del mozzo smontabile sula ruota posteriore, la macchina viene ad avere una incomparabile praticità per la rimozione di tale ruota, con enorme vantaggio per la rapidità e la comodità del sistema. Con queste due nuove applicazioni, ammirate ed apprezzate dai tecnici francesi ed inglesi e da tutto il pubblico venuto alla redente esposizione dell’Ancma, la bianchi “R” -speciale può ben definirsi come la regina delle biciclette”
Le parole che abbiamo riportato elogiano con toni patriottici e orgogliosi uno sforzo meccanico e ingegneristico che non era mai stato tentato prima della costruzione della “R – speciale” e riflettono la grandezza e l’avanguardia della produzione industriale della nostra nazione nel mondo delle biciclette.

The Bianchi “R – special”… in a time ahead of time!

All great stories have always based their beginning in an aura of mystery that contributes to making their legend even greater, this affects the history behind many mechanical items such as cars, motorcycles, planes and even bicycles!
The legendary mechanical vehicle we want to talk about is the Bianchi R super is the model that most of all has made school of style and technical.
The extraordinary nature of this article does not only concern the uniqueness of the velocipede but it is also affect the source and its relative dating.
If we ask any italian enthusiast-collector the first year of production of Bianchi R super, he would certainly reply angrily “but what an obvious question: 1924!” unfortunately this answer is the daughter of the main-stream to point out the cataloging of the vehicle as the first year of production and, in our opinion, this is a wrong practice, we will explain the reasons.
It was the year 1922 that Bianchi in addition to the R model, which for years represented the maximum avant-garde of touring bikes, had not innovated much the velocipedistica fleet but on the contrary had slightly degraded it with the marketing of the model. S-Bis with handlebar with external levers known more commonly by the name Bianchi Roller.
At this point we can only hypothesize, as we have no material to support this thesis, that the negative criticism made by customers and consequently by representatives against Bianchi was rather heavy; to update the fleet of bicycles on the market, Bianchi found himself forced to try his technicians into an exercise somehow unique regarding technique and style.
In fact, the following year (1923) the Bianchi model was presented at the Gran palais in Paris and at the Olympia in London: the “R special”, just like that and not “R super” as we have always thought, the technicians of the sector and the ‘public opinion are stunned, the goal is hit.
Thanks to a recent bibliographic discovery, we are proud to dust off and re-present, after 97 years, the source that describes the main characteristics of the spearhead of Bianchi production.
The writing on which we are based was published in the magazine “Auto – Moto – Ciclo” in December 1923 and below and we report it to you:
“A new jewel has emerged from the workshops in Viale Abruzzi (located in Milan) from which Bianchi launched its marvelous models around the world. The latest addition, a compendium of long efforts and studies, is the special “R” bicycle, an exquisite model that has aroused the admiration of technicians and the public at recent international exhibitions. At the Grand Palais in Paris, at the Olympia in London, this Bianchi bicycle raised the most unanimous praise, beating by far all the models on display. For some time Italy, thanks mainly to Bianchi who can be considered as the leader in the world, had achieved the primacy in the elegance of bicycle construction: this new bicycle, so simple, so finished, so perfect, is a new triumph for the industry. Italian foreign models, both in Paris and in London, did not stand up to comparison: England itself, once the undisputed master of cycling production, had to bow in admiration. The perfection achieved by the bicycle for some time now no longer gave rise to hopes of new improvements: at least that was the common opinion. Instead Bianchi, who was the first to build the best models, Bianchi who made the bicycle industry great in Italy and appreciated abroad, has found a way to create something new, beautiful and practical on the small steel horse. This is the result of faith, passion, love, with which one studies at the great Milanese house, the bicycle construction. Because the current prodigy is precisely the result of loving and patient studies, it is the result of the tireless desire to improve the small mechanical device more and more, to make it a true jewel of mechanics and elegance. The new improvements made to the Bianchi bicycle mainly concern the brakes and their transmissions and the disassembly of the rear wheel hub. The new brake arrangement, with invisible transmissions for both the front and rear, immediately give the car extreme simplicity and elegance, together with greater protection and robustness of the controls. Bianchi had already taken a good step, eliminating the external rods on the handlebars. But they immediately reappeared on the side of the steering tube and along the cross tube of the frame. “
By external rods we believe we mean the external linkages that in the R model were included inside the handlebar.
“Even with an accurate construction like that of Bianchi, these rods were too noticeable with their levers, joints, etc. which could hinder the cleaning of the car or present a weak point in the transmission. both brake rods are instead completely enclosed within the frame tubes, in the “R” Speciale model. “
Now the article gives a detailed description of the operation of the internal brakes:
“The front brake is operated by a small lever located under the knob: the tie rod passes inside the handlebar at the middle of which it finds a joint, from which the other tie rod that controls the branch with the two pads starts, which acts under the fork head. The result is a simple, solid and invisible assembly. The rear brake is also operated by a lever on the handlebar and by tie rods that act inside the steering head. At the lower end of the steerer, the tie rod activates a circular ring inserted on the crown of the fork. This transmits the movement to a fork lever, from which an other tie rod starts that runs through the inside of the transverse tube. At the intersection of the pedal board another joint is applied from which the tie rod continues right up to the saddle. Here the movement comes out into the open and activates the rear brake branch, which acts with two pads above the wheel rim. A spiral spring placed at this last lever recalls the brake command. The whole assembly is very simple and ingeniously constructed: the dinghy can turn completely around itself without finding an obstacle in the joints of the tie rods, which is not the case in ordinary bicycles. “
The special R was exhibited with the removable pin version, in fact the second part of the mechanical description includes the hub:
“The rear hub system is also very simple and useful. In today’s luxury bicycles with chain guards, removing the rear wheel to repair the tire, for example, or to replace a spoke was an improbable undertaking. It was even necessary to remove the chain guard, which, once removed, can hardly be replaced properly. To overcome this inconvenient, Bianchi has equipped its latest type, with a rear hub that can be removed by loosening the safety nut.
Once the pin is removed, the wheel comes out of the fork while the pinion and chain remain attached to it. There is therefore no need to make any adjustments to the wheel or to pull the chain, since this remains in its fixed place on the sprocket of the free wheel. The assembly is extremely simple and practically very solid. The movable hub cones are replaced by two ball bearings, thus preventing the balls from falling when the pin is pulled out. The pinion is mounted on a male and female coupling sprocket: another male and female coupling sprocket is mounted on the adjusting crown fixed in the hub. The two couplings have mating surfaces and therefore remain fixed under pressure. Just remove the hub nut and loosen the pressure to be able to free the two clutches and remove the wheel, leaving the chain and the wheel pinion still in place, which remain inside the casing. “
And now the final words that praise the great work carried out in the Bianchi house:
“With these practical new devices, the construction of the bicycle takes a significant step towards greater simplicity, better aesthetics, greater ease of disassembly. Simply with the abolition of the external brake rods, the special Bianchi “R” acquires an exquisite line of extremely elegant simplicity, which makes the whole machine even more harmonious and sober. With the application of the removable hub on the rear wheel, the machine has an incomparable practicality for the removal of this wheel, with an enormous advantage for the speed and comfort of the system. With these two new applications, admired and appreciated by French and English technicians and by all the public who came to the redeemed exhibition of ANCMA, the white “R” -speciale can well be defined as the queen of bicycles “
The words we have quoted praise with patriotic and proud tones a mechanical and engineering effort that had never been attempted before the construction of the “R – special” and reflect the greatness and avant-garde of our nation’s industrial production in the world of bicycles in the 20s.